Come dire di no a un cliente

I clienti hanno una fila lunghissima di modi per dire di no.
Da “grazie, molto bello, vorrei vedere una variante” passando per “Mh. Il prossimo?” e arrivando fino a un laconico “Ok, è uno scherzo vero? Dove sono le proposte vere?” i clienti hanno infiniti modi di rigettare un lavoro.
Fa parte dei loro diritti: pagano e possono dire di no. Non sempre, c’è un limite anche alle richieste, ma ci sta che un cliente ci possa ripensare e non si possa riconoscere in qualcosa e alla fine dica no, magari con mille sfumature, ma il sunto è quello.

E se invece è l’agenzia che non vuole più un cliente? Qui la cosa si fa complicata: perché magari il rapporto è già cominciato oppure, dopo un incontro preliminare, ci si accorge che quel cliente è un inferno di incertezza e allora non vale la pena tenerlo.
Ma come se ne esce?

Le strategie sono molteplici. Eccone alcune.

Il preventivo astronomico – Se volete perdere un cliente fategli un prezzo assurdo. Magari non smaccatamente alto, però credibile e onestamente dispendioso. Se accetta comunque c’è sempre il rischio che ne usciate alla pari con le rotture di palle che genera. Fatevi quattro conti. E poi aggiungete un 15%.

L’agenda piena – Si, vi piacerebbe tantissimo prendere quel lavoro ma onestamente è sopraggiunto un carico di lavoro assurdo e non sarebbe serio da parte vostra seguire in modo poco attento un cliente come lui. Preferite perderlo perché non potete garantirgli la qualità che considerate imprescindibile in ogni vostro progetto. Ovviamente quando dispensate la supercazzole ve ne state comodamente sdraiati sul divano con un alcolico in mano e la tv accesa e non vi sognate neanche di alzare un dito per accontentarlo. Meglio non fare niente che entrare nel girone infernale del “vorrei un’alternativa, non sono sicuro”.

La nonna o un parente morto – C’è gente che ha sterminato intere famiglie peggio di Beautiful. Questo eccidio ha permesso di motivare uno stato di shock dal quale non ci si riprende e ci dispiace tanto, ma non possiamo lavorare per voi.

Non mi sento all’altezza – Prima decantate i suoi magnifici valori, poi dite che non siete sufficientemente skillati. Non ve la sentite. È un po’ il “non sei tu, sono io” di quanto si termina una relazione, ma girato al business.

Grazie, ma preferiamo non lavorare con lei. – Questa è la versione più fredda, laconica, ma vera. Grazie, ma preferiamo non lavorare con lei. Che sia per via dei valori non condivisi, del metodo, della routine. Grazie è no.
Schietti e sinceri. Capita di dirlo? Difficile, trovare la scusa plausibile rende il defilarsi un po’ meno drammatico.
E a quelli che dicono “non si dice mai di no a un lavoro”- valutate sempre quanto tempo è giusto dedicare a un cliente e cosa non funziona quando ve ne sta facendo sprecare troppo.

Spesso si guadagna di più a non seguirli, altrimenti è tutto lavoro in perdita.

Voi avete qualche scusa che usate di più? Avete mai detto di no ai clienti?
E noi, vi diremo si o vi diremo no? E come?

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